La vicenda in un primo momento poteva ricordare quella tragica di Saman Abbas uccisa perché innamorata dell'uomo sgradito alla famiglia. In realtà, questo caso, avvenuto l'anno prima di quello di Novellara, vede il padre vittima delle accuse infondate della figlia.
Anche qui la protagonista è una giovanissima pakistana immigrata di recente con la famiglia in Italia, anche qui c'è di mezzo un matrimonio combinato con un cugino rimasto in patria e forse nemmeno mai visto prima. Ma (per fortuna) le analogie con il terribile caso di Saman Abbas, la diciottenne uccisa dai familiari perché innamorata dell'uomo «<sbagliato»> non vanno oltre. Questo in un certo senso è il ribaltamento del caso di Novellara: la vittima non è una ragazza che ha pagato con la vita l'amore per la libertà e il rispetto di sé stessa, ma un padre accusato ingiustamente dalla figlia. Già, colpito da una denuncia sporta «per sicurezza» ai carabinieri, come affermato dallo stesso uomo amato dalla giovane, perché i due erano consapevoli dei rischi corsi a mettersi contro i genitori (come l'omicidio Saman avrebbe dimostrato un anno dopo).
Certo, il padre, il giorno in cui seppe del legame della ragazza con l'amico di famiglia, non l'aveva presa bene. «E chi avrebbe accolto con favore la notizia che la figlia innamorata di un uomo di 18 anni più vecchio, già sposato e con prole?»> ha sotto- lineato nell'arringa Gentian Alimadhi, difensore del 55enne padre della ragazza imputato per minacce e sequestro di persona. «<Avrà anche alzato la voce e le avrà anche intimato di non vedere quell'uomo più anziano - ha proseguito l'avvocato - ma senza dire ciò di cui è accusato. E men che mai ha alzato le mani per prenderla a schiaffi in testa. Quanto al sequestro di persona, non ha alcun senso>>.
A sostenerlo in aula è stata la stessa ragazza, che di fronte al giudice Giuseppe Saponiero e al pm Lino Vicini da parte offesa si è in sostanza trasformata in testimone della difesa, negando punto su punto quanto aveva raccontato ai carabinieri nel giugno del 2020 nella «<denuncia per sicurezza». Allora aveva dichiarato di essere stata presa a botte e di aver ricevuto minacce di morte dal padre e di essere stata costretta a sposare il cugino durante il viaggio in Pakistan sola con la madre. Lei acconsentì, per tenere le acque più calme possibili pronta a divorziare al più presto, quando due anni prima (di nascosto da tutti), ventenne, nella moschea di Cremona aveva pronunciato una promessa d'amore a quell'uomo che non si poteva sposare perché già sposato.
È stato il tempo il miglior giudice in questa vicenda, dalla quale l'imputato è uscito assolto con formula piena, dopo che già il pm aveva già riconosciuto la sua innocenza. Tutti vivono insieme (incontrandosi spesso e volentieri) felici e contenti. Complice anche l'arrivo di un nipotino, il padre ha perdonato e forse anche benedetto quell'unione dapprima malvista. Ha perdonato anche la figlia per l'«eccesso di prevenzione» culminato nelle false accuse di minacce e sequestro di persona. Certo, la ragazza fu chiusa in casa (e non a chiave in camera come denunciato) e non le fu permesso di uscire a incontrare il suo innamorato, se non in rare occasioni di nascosto al supermercato. Ma sequestrati lo eravamo un po' tutti allora. Erano i giorni del lockdown.
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